Piemonte

Piemonte

Inserito da administrator il Gio, 11/02/2010 - 13:30

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Quella piemontese è una cucina austera e ricca. È lo specchio di un territorio molto variegato e capace di fornire ingredienti di prima qualità, dal riso ai formaggi d'alpeggio, dal peperone quadrato d'Asti (e di Carmagnola e di Cuneo ...) al bue di razza piemontese, passando per le nocciole più buone che si possano acquistare (le tonde gentili) ed i vini più prestigiosi di tutta Italia. La cucina piemontese è anche specchio dei piemontesi, senza svolazzi, decisa e sobria.

I piatti piemontesi di oggi sono il frutto di una sintesi fra tre modi di cucinare differenti, tre cucine che per secoli non si sono mescolate. Quella nobile dagli ingredienti pregiati e dalla forma francese (nelle ricette o anche solo nei loro nomi); quella popolare, povera legata quasi esclusivamente al territorio e alle stagioni e infine quella borghese che si rifà al modello nobile in forma sobria con intrusioni popolari ma con ricchezza di ingredienti. Nel piccolo tesoro che è il libro "Piemontesi a tavola", Massimo Alberini riporta tre menù esemplificativi di ciascuna cucina.

Quella popolare la si legge nel ricco menù del pranzo che la Famija Albeisa organizzò a Milano nel 1963: Bagna caôda con bellissime verdure crude, Lingua al giardino, Grive delle Langhe, Tajarin della nonna, Fonduta con tartufo d'Alba, Beccaccia su crostone di polenta, Insalata di funghi, Tome fresche sott'olio e Brôs, Torta nocciola con zabaione, Frutta.

Quella nobile è rappresentata nel menù del pranzo nel castello di Aglié nel 1963, definito da Alberini come "una delle migliori manifestazioni gastronomiche realizzate in Italia". Esso era composto da: Galantina di fagiano, Consommé di caccia con filetti pernice, Marcassin à la broche sauce Grand Veneur, Fonduta con tartufo, Parfait moka con torcetti di Aglié e Uva su tralci di vite

La cucina borghese infine la si trova nel menù della colazione organizzata dall'Accademia della Cucina di Ivrea nel 1965, ossia: Pasticcio di agnolotti alla piemontese, Sformato di carciofi con salsa Mornay, Tournedos con finanziera e Dessert.

Si può leggere il Piemonte come un puzzle di paesaggi diversi, con climi e prodotti diversi, composto da aree gastronomiche diverse l'una dall'altra. Nel loro insieme però sono caratterizzate da piccole abitudini, quelle che permeano il modo di cucinare di una persona e che si notano solo per contrasto. Il soffritto parte con il burro, lo si insaporisce con la conserva di pomodoro, si profuma con la salvia o gli aghi di rosmarino. I condimenti crudi sono dei ricchi bagnet, dove all'olio (un tempo di noci) si abbinano i sapori forti dell'aglio e delle acciughe sotto sale. La pasta fresca è sempre gialla, ricca di uova anche se avvolge un ripieno. E poi c'è sempre del riso nella dispensa.

Gli antipasti hanno un ruolo molto importante in un pranzo piemontese, anche senza arrivare ai 40 proposti da alcuni ristoranti, la scelta è molto ampia: il vitèl toné, la bagna caoda, i peperoni sotto raspa o ripieni, la carne all'albese, le acciughe al verde, il tartà e le torte salate di riso, di patate, di zucca sono solo alcuni esempi.

Fra i primi piatti tante sono le preparazioni a base di riso come la paniscia novarese e la panissa di Vercelli, che sono ricche minestre, oppure il risotto alla piemontese, o il riso in cagnone carico di formaggio, oppure le insalate di riso per l'estate. La pasta fatta in casa non è da meno: accanto ai tajarin ricchi di tuorli d'uovo si trovano gli agnolotti (con o senza plin, la piega raccogli sugo) che possono essere ripieni di stufato, di riso oppure di verdure. E infine la fonduta, la crema di fontina che può essere un piatto semplice così come un primo ricco ed elegante se lo si arricchisce con il tartufo.

Fra i secondi a farla da padrone sono le carni, il mare è lontano e dai laghi e dai torrenti provengono le tinche e le trote da mettere in carpione. Vicino all'acqua delle risaie si trovavano le rane che venivano fritte o bollite per farne brodo. Ma è grazie ai boschi che la cucina piemontese è ricca di lepri, pernici e cinghiali. Ed è grazie al bue di razza piemontese e alle tradizioni legate all'allevamento, come la Fiera del Bue Grasso, che piatti come il brasato al barolo e il bujì sono delle prelibatezze.

Il fritto misto, la fricia, è un piatto trasversale che, data la sua ricchezza, può comporre da solo un menù. In padella finiscono: agnello, pollo, maiale, vitello (la carne, il fegato, le animelle, il cervello), melanzane, fiori di zucca, funghi porcini, subric (crocchette di patate), mele e anche frittelle dolci di semolino.

Un pranzo piemontese si chiude egregiamente con le nocciole, scegliendo uno dei tanti dolci che le utilizzano ed esaltano come ad esempio: la torta di nocciole classica, i nocciolini di Chivasso, i brut e bon oppure gli eporediesi. Oltre ovviamente ai gianduiotti, i cioccolatini nati a Torino nel 1865 nella casa Caffarel-Prochet, che sono l'unione perfetta tra le nocciole e la cioccolata. Il cioccolato, che arrivò in Italia nel ‘600 passando dalla Toscana, è il prodotto emblema di Torino, la città in cui nel 1802 venne inventata la macchina che permetteva di raffinare la pasta di cacao, il passo che permise la lavorazione del cioccolato sotto forma di tavoletta. Fra i dolci con il cacao il Piemonte annovera i canestrej, il bonet, gli albesi, i baci di Cherasco e quelli di dama, il palpiton e ovviamente la torta gianduia. E l'elenco si chiude senza includere tante prelibatezze, fra cui le più famose: la panna cotta e i savoiardi.

Con tutte queste dolcezze dell'aristocrazia non dobbiamo scordare che il Piemonte è terra dura e che la sua cucina contadina lo riflette. Come raccontano Elma Schena e Adriano Ravera nel loro "La cucina di Madonna Lesina", un tempo nelle valli cuneesi "[...] in mancanza d'altro, nel periodo di Natale, i giovani si ritrovavano per mangiare il gatto in un clima di festosa allegria, tra continui sberleffi e miagolii per infastidire le donne presenti e i più schizzinosi. Molti lo consideravano migliore del coniglio purché ben cucinato e opportunamente tenuto per alcuni giorni a «pernisè», gelare nella neve, perché perdesse il sapore di selvatico."

NB il gatto ha le costole tonde ed il coniglio le ha piatte!

 

emilia onesti

 

Elenco dei prodotti con riconoscimento dop e igp piemontesi (da http://www.politicheagricole.gov.it/ProdottiQualita/ProdottiDop/)

  • Bra DOP
  • Castelmagno DOP
  • Gorgonzola DOP
  • Grana Padano DOP
  • Murazzano DOP
  • Raschera DOP
  • Robiola di Roccaverano DOP
  • Taleggio DOP
  • Toma Piemontese DOP
  • Nocciola del Piemonte o Nocciola Piemonte IGP
  • Castagna Cuneo IGP
  • Riso di Baraggia Biellese e Vercellese DOP
  • Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino DOP
  • Salame Cremona IGP (!)
  • Mortadella Bologna IGP (!)
  • Salamini italiani alla cacciatora DOP

 

Presidi slow food (da http://www.presidislowfood.it/ita/lista.lasso)

  • Agnello Sambucano
  • Bella di Garbagna
  • Cappone di Morozzo
  • Cardo gobbo di Nizza Monferrato
  • Castelmagno d'alpeggio
  • Cevrin di Coazze
  • Coniglio Grigio di Carmagnola
  • Fragola di Tortona
  • Gallina Bionda Piemontese e gallina Bianca di Saluzzo
  • Macagn
  • Montébore
  • Mustardela delle Valli Valdesi
  • Paletta di Coggiola
  • Paste di meliga del Monregalese
  • Peperone Corno di Bue di Carmagnola
  • Ramassin del Monviso Valle Bronda
  • Rapa di Caprauna
  • Razza Piemontese
  • Robiola di Roccaverano
  • Salame delle Valli Tortonesi
  • Saras del fen
  • Testa in cassetta di Gavi
  • Tinca gobba dorata del Pianalto di Poirino
  • Tuma di pecora delle Langhe
  • Vecchie varietà di mele piemontesi

 

Elenco dei vini docg da http://www.politicheagricole.it/ProdottiQualita/ViniDoc/ricerca.htm

(in contrasto con altre informazioni date dallo stesso Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e dalla Regione Piemonte)

  • Asti
  • Barbaresco
  • Barolo
  • Brachetto d'Acqui
  • Cortese Gavi
  • Gattinara
  • Ghemme

 

Elenco dei vini doc da http://www.politicheagricole.it/ProdottiQualita/ViniDoc/ricerca.htm

(in contrasto con altre informazioni date dallo stesso Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e dalla Regione Piemonte)

  • Albugnano
  • Barbera d'Alba
  • Barbera d'Asti
  • Barbera del Monferrato
  • Boca
  • Bramaterra
  • Canavese
  • Carema
  • Colli Tortonesi
  • Collina Torinese
  • Colline Novaresi
  • Colline Salluzzesi
  • Cortese dell'alto Monferrato
  • Coste della Sesia
  • Dolcetto d'Acqui
  • Dolcetto d'Alba
  • Dolcetto d'Asti
  • Dolcetto delle Langhe Monregalesi
  • Dolcetto di Diano d'Alba
  • Dolcetto di Dogliani
  • Dolcetto d'Ovada
  • Erbaluce di Caluso o Caluso
  • Fara
  • Freisa d'Asti
  • Freisa di Chieri
  • Gabiano
  • Grignolino d'Asti
  • Grignolino del Monferrato Casalese
  • Langhe
  • Lessona
  • Loazzolo
  • Malvasia di Casorzo d'Asti
  • Malvasia di Castelnuovo Don Bosco
  • Monferrato
  • Nebbiolo d'Alba
  • Piemonte
  • Pineronese
  • Roero
  • Rubino di Cantavenna
  • Ruche' di Castagnole Monferrato
  • Sizzano
  • Valsusa
  • Verduno Pelaverga

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Carrù: dove la tradizione resiste

Inserito da administrator il Lun, 23/02/2009 - 13:56

Una cittadina piemontese, in provincia di Cuneo, nelle Langhe.

Che meraviglia quando la tradizione resiste, la tradizione del "Bue Grasso".

In questo paese, dove la gente è dedita all'agricoltura e all'allevamento delle vaccine da carne di razza piemontese, c'è anche un monumento dedicato al "Bue", una scultura su pietra raffigurante un paio di buoi che trascinano un pesante aratro. Il tutto ambientato nel bordo di una piazza che fa da palcoscenico ad una meravigliosa platea costituita dalle colline della Langa.

In tutti i paesi delle Langhe nel mese di Dicembre c'è una fiera dedicata al "bue grasso". Una fiera del bestiame alla quale i contadini di una volta portavano i buoi che alla fine della loro carriera lavorativa, dopo aver arato i campi per anni, ormai non più nel loro massimo vigore, venivano tenuti a riposo per diversi mesi ed ingrassati a dovere: diventavano pronti per il "bollito", proprio nel mese di dicembre.

La tradizione del Bue Grasso risale ai primi del Novecento, quando un veterinario di Carrù, Benedetto Borselli, riuscì a convincere alcuni allevatori a riservare ai buoi non più in grado di lavorare nei campi per ragioni di vecchiaia, un paio d'anni di riposo e di buon cibo affinché potessero ricostituire le masse muscolari ed ingrassare per essere vendute come bestie da carne. L'esperimento dette ottimi risultati. Fu così che nel 1910 fu istituita la "Fiera del Bue Grasso". Da allora, ogni anno, a Carrù il secondo giovedì di Dicembre, gli allevatori della zona portano i migliori capi del loro bestiame di razza piemontese.

Il tempo in cui i campi si aravano con i buoi è passato, ora i possenti buoi hanno lasciato il posto ai trattori. Ma la tradizione del Bue Grasso continua, molti allevatori si dedicano ancora all'allevamento di questi capi di bestiame, che crescono con cura anche per 4 - 6 anni, portando alla fiera di dicembre delle splendide bestie che raggiungono anche il peso di 12 quintali, una montagna di muscoli, una montagna di "Oro Rosso" come si trova scritto nell'insegna di una delle tante macellerie di Carrù.

È il trionfo del bestiame di razza piemontese, ci sono centinaia di capi, tutti esposti per categoria di appartenenza, anche se oggi il bestiame  è classificato con l'età precisa espressa in numero di mesi e le categorie corrispondono all'età in cui devono essere praticate le varie profilassi contro la tubercolosi, o la brucellosi, in questa fiera vengono esposti cartelli che classificano il bestiame secondo la tradizione "arcaica" che con una certa approssimazione determinava l'età in base alla dentatura ed in particolare all'emersione di quattro coppie di denti: manzi fino a 7 denti, vitelloni di razza piemontese "Fassona" con muscoli possenti e gobba sul collo, bellissime vitelle e tanti "Buoi Grassi". I più belli di ogni categoria saranno premiati.

Ecco allora  che possiamo leggere cartelli con scritte del tipo:

"Manzi grassi migliorati da 1 a 7 denti", "Manze grasse", "Vitelle della coscia", "Torelli della coscia", "Tori", "Buoi grassi migliorati".

Tutte bestie di grosse dimensioni, da oltre 500 kg di peso, ordinate per tipo e categoria.

Qualcosa bisogna pur dire su questo sistema di classificazione che determina l'età in base alla dentizione. Anche della "Fassone" queste montagne di muscoli, anche di loro bisogna dare un cenno.

"Manzi grassi migliorati da 1 a 7 denti" questa definizione incuriosisce. Con l'aiuto del Dott. Roberto Facelli dell'associazione allevatori di Cuneo, che dopo una breve ricerca sono riuscito a raggiungere telefonicamente, la faccenda della dentizione di può riassumere come segue.

- Nei bovini i denti incisivi esistono solo nella mandibola, mentre mancano nella mascella superiore, che sono in numero di 8 e che costituiscono 4 coppie di denti che prendono il nome, partendo da quella centrale, di picozzi, primi mediani, secondi mediani e cantoni.

- All'età di circa 24 mesi comincia l'avvicendamento dei denti da latte con i denti permanenti. La prima coppia interessata al fenomeno è quella dei "picozzi", a 24 mesi la bestia entra quindi nell'età adulta, si dice che ha compiuto la "prima mossa".

 - A circa 36 mesi si ha la sostituzione di un'altra coppia di denti da latte, i "primi mediani", l'animale ha circa 3 anni ed è "In quattro denti".

- Intorno ai 42-48 mesi avviene la sostituzione dei "Secondi mediani", l'animale ha circa 4 anni ed è "in sei denti".

- Fra 54 e 60 mesi infine avviene la caduta e si ha la sostituzione dei cantoni l'animale ha 5 anni è "in 8 denti ". Ha la bocca completa "fatta".

Tutta questo ci fa capire che l'osservazione della bocca dell'animale permetteva, anche se con qualche approssimazione, di determinare l'età della bestia.

Torniamo ora il nostro cartello: "Manzi migliorati da 1 a 7 denti". Quanto sopra scritto ci permette di capire che in questa categoria sono comprese quella bestie, di età compresa tra 2 e 4 anni, noterete infatti che 7 denti non esistono, ma possono essere 2, 4, 6, 8. 

Ogni cartello meriterebbe un discorso specifico, ma tralasciamo tutto e parliamo della "Fassona". Aspetto massiccio, mansueto, con le gambe corte, muscoli possenti ed una gobba sul collo.

Bestia da carne fantastica, ha una resa eccezionale (supera anche il 70%) un animale tutto muscoli e quindi tutta ciccia. È grazie alla sua carne che la "Carne all'Albese" ha un gusto fantastico. Di questo animale il quarto anteriore non è meno pregiato del posteriore.

Ma perché questa diversità. Anche per spiegare questo, mi sono rivolto all'ormai amico Dott. Facelli.

La particolare muscolatura delle Fassone è dovuta ad una "mutazione genetica", ma senza l'intervento dell'ingegneria, una mutazione spontanea, avvenuta grazie alla selezione che gli allevatori hanno compiuto facendo accoppiare soggetti che manifestavano in modo accentuato caratteristiche più adatte alla produzione di animali da carne. La mutazione ha per protagonista un il gene della "Miostatina" che provoca un'ipertrofia nelle masse muscolari permettendo di avere dei capi di bestiame con questa caratteristica gobba sul collo e questi muscoli possenti.

Quando troviamo scritto "Manzi migliorati" significa che sono animali ottenuti dall'accoppiamento di vacche di razza piemontese con tori di razza fassona o ottenuti da incroci.

 

La carne del Bue Grasso è la protagonista del piatto principe di queste zone: "Il bollito". Che si può gustare nei ristoranti e nelle trattorie di Carrù. Oppure, se si ha tempo e tanta pazienza, ci si può mettere in fila per mangiarlo nel grande tendone della fiera dove si serve il "Bollito no Stop", anche alle 8 di mattina. Ma alle 8 di mattina il giovedì della fiera si devono fare un paio d'ore di coda.

Alla fiera, dopo aver osservato il bestiame, merita fare un giro per le bancarelle, che qui sono vere botteghe di "Gastronomia", dove si possono trovare tantissimi formaggi, salumi e le nocciole, quelle eccellenti la "Tonda Gentile delle Langhe.

Se vi capiterà di andare a Carrù per la fiera, è raccomandata una sosta in una delle tante macellerie per fare spesa. Potete comprare qualunque taglio desideriate, dall'arrosto alle bistecche, la carne macinata, un carpaccio e, se volete rimanere in tema, il "Bollito". Ma attenzione che ci sia tutto quello che serve: Sacramella (punta di petto), Tenerone (collo), Polpa di spalla, Testina. Per completare l'insieme delle carni non devono mancare la gallina e i cotechini piemontesi e, naturalmente, le salse. Sette tipi di carne e sette salse!

Non preoccupatevi, se avanza, il bollito è ottimo anche rifatto.

 

Luigi Corbacella

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